4/16/2006

Sbagliare...


E poi ci siamo noi.
Noi che non vorremmo mai sbagliare, scivolare su quella maledetta buccia di banana - che nemmeno un bambino! -
noi che non vorremmo aver paura, sempre con il piglio giusto, al momento giusto.

Sempre con le idee chiare, certe scadenze da saper rispettare, un senso di responsabilità da manuale.

E siamo sempre pronti ad ammirare, e sempre meno inclini a scovare dentro noi stessi ciò che nell' altro ci sembra evidente.

Siamo professionisti scopritori di eroi
- che hanno ovviamente tutt' altra stoffa dalla nostra! -
siamo noi e i nostri modelli di perfezione,
siamo capaci ad investire senza rischiare,
siamo severi.

Severi con noi stessi e le persone. Eppure siamo ancora noi a giudicare sulle base delle nostre paure, per cui anche di fronte a chi tuttosommato non è poi tanto più che uno come noi, ci ritroviamo ad idolatrare, a renderci schiavi dell' arcana musica del potere.

Soggiogati dal ' non si può fallire ', solo in rarissime occasioni portiamo a casa lo stimolo lasciando perdere una troppo indulgente autocritica su noi stessi - per non dire quel non volersi poi troppo autorispettare -

Noi siamo quelli che si lasciano sfuggire l' occasione. Quasi sempre.

Come mai non ci venga da pensare a tutte le opportunità -perse - di ascoltare quello che gli errori hanno da dirci, non è dato saperlo.
Una plausibile risposta a questo suona in genere così:

" Ma tu fai domande retoriche! Se non hai saputo cogliere l' attimo, cosa vuoi che ti dica l' errore!? Giusto che hai sbagliato, punto. E che non conta la tua buona intenzione, che non contano quasi neppure le scuse. Perchè ciò che conta, di fatto, è che tu abbia sbagliato."

Noi siamo quelli del ' che non ricapiti più '
- preferibimente detto con un tono di voce incazzato nero, e mi si perdoni l' aplomb stile Cugino di Campagna volgare, grottesco e oltretutto trash, ( ma quella è un' altra storia ) -

Noi dicevo, non saremmo mai chi concede a se stesso il margine di un certo numero di

gaffes sociali, errori sul lavoro, decisioni inadeguate, scopate ancor più inadeguate, opportunità mancate, relazioni interpersonali non riuscite..
- nel senso che non ci faremmo mai lasciare nella vita, bruciando con un fulmineo scatto finale il nostro partner che era solo in procinto di , ma che non era ancora pronto per il passo-

Eppure gli errori appartengono al passato, nel attimo stesso in cui si definiscono tali.
La parola chiave è ' dopo '.

Nel momento esatto in cui ha luogo l' azione, ci comportiamo nel modo che consideriamo più opportuno. E' l' interpretazione successiva che, tenendo conto dell' esito, trasforma l' azione in errore.

Dunque: applichiamo questo termine come un' etichetta solo in retrospettiva.
E potremmo sempre dirci:
" Lo sapevo lo sapevo, lo sapevo!Allora perchè!? "

Ma bisogna aver vissuto a lungo prima di accettare di vivere l' imperfezione.

Vivere significa non essere mai arrivati.
Imparare, imparare, imparare ancora. Sempre.

Eppure ci siamo noi, che non vogliamo mai sbagliare...

A meno finchè non curiosiamo tra le vite degli altri e leggiamo:


FALLITO NEL COMMERCIO 1832

SCONFITTO PER LA CAMERA DEI DEPUTATI 1832

NUOVAMENTE FALLITO NEL COMMERCIO 1832

ELETTO ALL' ASSEMBLEA 1834

MORTA LA FIDANZATA 1836

ESAURIMENTO NERVOSO 1836

SCONFITTO COME PRESIDENTE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI 1838

SCONFITTO COME MEMBRO DELL' ASSEMBLEA ELETTORALE 1840

SCONFITTO PER IL CONGRESSO 1843

SCONFITTO PER IL CONGRESSO 1846

SCONFITTO PER IL CONGRESSO 1848

SCONFITTO PER IL SENATO 1855

SCONFITTO COME VICEPRESIDENTE 1856

SCONFITTO PER IL SENATO 1855

ELETTO PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI D' AMERICA 1860

Abramo Lincoln

1 Comments:

  • At 8:26 PM, Anonymous Valerio said…

    già...speriamo bene...

     

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